Approccio Multimediale alla terminologia della scherma


 







La Difesa


La difesa comprende tutti quei movimenti che hanno lo scopo di evitare il colpo dell’avversario, attraverso la deviazione della sua arma (difesa col ferro), o la sottrazione del bersaglio (difesa di misura, schivate).

 

V.1 Difesa col ferro

Comprende le parate che, nel fioretto e nella sciabola, danno diritto alla risposta per convenzione e le opposizioni.

Le parate prendono il nome dalla posizione finale in cui si trova l’arma, vanno descritte specificando la posizione di partenza e di arrivo e possono essere: semplici (o dirette), di contro, di mezza contro, di ceduta e, prevalentemente nella spada, di controfilo.

Le modalità delle parate sono due: di tasto e di picco. La parata di tasto permette di rispondere di filo o al distacco, la parata di picco solo al distacco.

Fig. 1 Parata di terza

 

Parate dirette

La parata semplice, detta anche diretta, è quella in cui la lama, per deviare quella avversaria, percorre la via più breve (per esempio passaggio dall’invito di terza alla quarta). Toràn inoltre distingue tra parate semplici e composte, a seconda che difendano il bersaglio da azioni semplici o composte. E’ quindi preferibile parlare in questo caso di parate dirette.

Le parate dirette sono sei nel fioretto e nella spada: Dalla Terza alla Quarta, dalla Quarta alla Terza, dalla Prima alla Seconda, dalla Seconda alla Prima, dalla Terza alla Seconda e dalla Seconda alla Terza. Inoltre nel fioretto il alcuni maestri suggeriscono di definire diretta anche la parata che parte dall’invito di Quarta e arriva in Seconda. Questo perché l’invito di Quarta nel fioretto, se ben fatto, scopre solo il bersaglio esterno. Quando invece, per un errore dell’esecuzione di questo invito (gomito alto), si scopre il fianco, si può assimilare questo invito di Quarta a un invito di Prima. Per difendere quindi il bersaglio del fianco si dovrà andare in Seconda. Esistono inoltre la parata che parte dall’invito di Quarta arrivando in Quinta, e la parata di Sesta, che vengono riportate solo nel trattato di sciabola, ma a causa dell’evoluzione della scherma ormai sono utilizzate anche nelle altre armi. La parata che va dalla Terza alla Quinta si può eseguire sia in maniera diretta sia di mezza contro, anche se ormai è quasi esclusivamente utilizzata come parata diretta. Questo discorso è riportabile anche alla parata che va dalla quarta alla seconda, perché si può eseguire sia seguendo la via più breve, che con un movimento a raccogliere. Con qualche maggiore difficoltà possiamo estendere il ragionamento anche alle altre parate di mezza contro.

 

Parate di contro

Per eseguire la parata di contro la lama, partendo da un atteggiamento, percorre un giro completo (ad es. partendo dall’invito di terza e tornando in terza) descrivendo all’incirca un cerchio attorno all’arma dell’avversario e tornando al punto di partenza. Le parate di contro sono cinque: dalla Prima si ritorna in Prima, dalla Seconda in Seconda, dalla Terza in Terza, dalla Quarta in Quarta, dalla Quinta in Quinta.

Parate di mezzacontro

Per dare una definizione coerente, diremo che la parata che eseguiamo facendo compiere all’arma all’incirca metà del giro che farebbe nell’eseguire la parata di contro, verrà chiamata di mezza contro. Abbiamo quindi cinque parate di mezza contro: dalla Terza alla Prima, dalla Seconda alla Quarta, dalla Quarta alla Seconda (nel  trattato di fioretto Pignotti - Pessina, viene considerata solo se è necessario difendersi da un colpo tirato al fianco con accentuata angolazione) e le parate che vanno dalla Quinta alla Prima e dalla Terza alla Quinta.

Il trattato di spada di Mangiarotti e le dispense di spada di Toràn definiscono di mezza contro tutte le parate che non sono né dirette né di contro. Le parate di mezza contro sono suddivise in dirette e trasversali: le dirette restano sulla stessa linea (terza-seconda e quarta-prima e viceversa), quelle trasversali passano da una linea a quella opposta (quarta-seconda, terza-prima e viceversa). Definiamo un’ulteriore tipologia di parate, chiamate doppie, in quanto per effettuarle è necessario un passaggio per due parate: intendiamo parate doppie quelle che vanno dalla quarta alla prima e dalla prima alla quarta, infatti dalla quarta si passa alla terza, per poi terminare in prima, e viceversa. Toràn e Mangiarotti includono le parate doppie in quelle di mezza contro, invece riteniamo che, data la definizione di parata di mezza contro come quella parata che percorre all’incirca metà del giro della parata di contro, queste percorrano invece il giro opposto, e siano quindi da considerarsi come un’ulteriore tipologia di parata.

Parate di ceduta

Le parate di ceduta si eseguono in contrapposizione alle azioni di filo dell’avversario. Si asseconda l’azione del filo, cedendo alla pressione della lama anziché contrapporsi ad essa ed eseguendo la parata solo al momento finale dell’azione dell’avversario: questa parata non prevede il distacco delle due lame.

A seconda dell’arma si parla di diversi tipi di parata di ceduta.

In contrapposizione ai fili che terminano al fianco (filo di seconda, fianconata di seconda) si effettua la ceduta di Quarta, e in contrapposizione alla fianconata interna la ceduta di Terza (poco utilizzata).

A queste si aggiungono la ceduta di Prima, in contrapposizione al filo di terza e quella di Seconda contro il filo di quarta che termina al fianco.

Nella sciabola moderna le azioni di filo sono quasi scomparse e di conseguenza le parate di ceduta.

Parate di controfilo

Le parate dirette, quando eseguite in contrapposizione ad un’azione di filo senza che ci sia distacco tra le lame, sono chiamate parate di controfilo.

La parate di controfilo si oppone ai fili, non cedendo al filo avversario, ma contrapponendosi a questo, riguadagnando i gradi, e mantenendo il contatto dei ferri. Le parate di controfilo sono quattro, e terminano nella posizione del legamento di partenza (dalla prima alla prima, dalla seconda alla seconda, dalla terza alla terza, dalla quarta alla quarta)

 

Opposizioni

Le Opposizioni sono movimenti che spostano il proprio cono di protezione a scopo difensivo.

Il cono di protezione è «un cono, col vertice sulla coccia di chi porta l'offesa, nel punto in cui fuoriesce la lama, e con la superficie tangente al profilo esterno dell'altra coccia, prolungantesi indefinitamente sino ad incontrare il bersaglio, e oltre. Se l'arma viaggia verso il bersaglio nella direzione della propria lama, tutti i bersagli interni alla superficie del cono risulteranno coperti. La massima copertura reciproca è data da due linee d'offesa che si incontrano, giacendo sulla stessa retta. La linea, inoltre, avvicinando maggiormente le cocce nel momento del colpo, aumenta l'ampiezza del cono di protezione». (Toràn)

 

V.2 Difesa di misura

Secondo il trattato di fioretto Pignotti-Pessina la difesa di misura comprende la sottrazione, indietreggiando, del bersaglio dall’azione di attacco senza che ci sia contatto tra i ferri. Nel fioretto e nella sciabola non dà quindi diritto alla risposta. Toràn parla di difesa di misura solo come uno dei modi di sottrarre il bersaglio. A questa, infatti, si aggiungono: le schivate, laterali o verticali, le sottrazioni di bersaglio propriamente dette, se è il bersaglio avanzato ad essere minacciato. Riteniamo la definizione di Toràn più congrua, in quanto consideriamo difesa di misura ogni accorgimento atto a difendersi senza l’utilizzo dell’arma.