Approccio Multimediale alla terminologia della scherma


 







La Controffesa


«L’uscita in tempo non è altro che un’azione di offesa in contrapposizione all’azione di offesa avversaria. In altri termini, uscire in tempo significa annullare l’offesa avversaria non avvalendosi della parata e risposta, ma vibrando ugualmente un colpo in contrapposizione a quello vibrato dall’antagonista.» (Pignotti-Pessina)

«Si denomina controffesa, o uscita in tempo, ogni azione di offesa che viene intenzionalmente portata durante l'azione di offesa o l'iniziativa dell'avversario.» (Toràn)

Benché concordiamo con entrambe le definizioni di controffesa, preferiamo porre l’accento sul fatto che questa sia la sintesi tra offesa e difesa con l’utilizzo di entrambe in contemporanea.

Le azioni di controffesa sono chiamate uscite in tempo.

 Da quando la scherma è diventata sport agonistico, fino all’avvento dell’apparecchio elettrico del fioretto (anni ‘50) e nella sciabola (anni ‘90), ha sempre avuto un ruolo fondamentale la corretta esecuzione dell’azione a volte anche a scapito dell’efficacia. Successivamente, nonostante l’utilizzo dell’apparecchiatura elettrica, rimaneva fondamentale l’applicazione della convenzione. Da qui l’importanza dell’esecuzione perfetta delle uscite in tempo, che prevedevano (escludendo la cavazione in tempo) l’accensione di una sola lampadina dell’apparecchio, vista anche la diversa taratura dello stesso (da 700 a 800 millisecondi). Con l’introduzione dei nuovi tempi dell’apparecchio elettrico nel 2005 (da 275 a 325 millisecondi), anche il modo di tirare le uscite in tempo è cambiato di conseguenza: la priorità è diventata colpire in anticipo l’avversario piuttosto che colpire da soli. Si bada quindi più all’efficacia del gesto che alla sua correttezza.

Fig. 1 Colpo doppio nella spada

 

Nella scherma moderna si è perso in parte il significato di uscita in tempo, per quanto riteniamo comunque opportuno descriverle, per fini didattici, così come riportate nei trattati.[1]

Possiamo dunque sintetizzare tutte le uscita in tempo riportate nei trattati semplicemente come colpi tirati in tempo. Infatti già nella spada, come vediamo dalle dispense del M° Toràn, ogni azione di controffesa è da considerarsi arresto: «avremo, quindi arresti diretti; arresti di contrazione (con opposizione diretta, incrociando, raccogliendo); arresti con angolazione; arresti di cavazione (cavazione in tempo, cioè a ferro libero, o cavazione durante il filo), con o senza opposizione o angolazione; arresti con schivata (con o senza opposizione) o sottrazione di bersaglio (con o senza opposizione o angolazione. Riteniamo opportuno riportare questo sistema di illustrazione anche alle altre armi, per il loro progressivo allontanamento dalla convenzione (data dai nuovi tempi di interdizione).

Dal trattato Pignotti-Pessina le uscita in tempo nel fioretto sono sette e sono: arresto, cavazione in tempo, appuntata, imbroccata, passata sotto, inquartata, contrazione. Vengono elencate in quest’ordine a seconda del momento dell’azione dell’avversario in cui si eseguono. Nella sciabola non vengono considerate la passata sotto e l’imbroccata e viene aggiunto il tempo al braccio. Di spada tutte le uscita in tempo vengono definiti arresti e per la maggior parte prendono il nome dalle rispettive uscita in tempo del fioretto.

 

VI.1 Arresto

«serve ad interrompere o, meglio, ad arrestare l’espletamento di un’azione di attacco composta.» (Pignotti-Pessina)

Distinguiamo tra arresto in primo e secondo tempo a seconda che si contrapponga ad un’azione di finta e cavazione, o di doppia finta e cavazione tirando questo sull’ultimo passaggio da una linea all’altra.

 

VI.2 Cavazione in tempo[2]

È quel colpo che viene tirato eludendo la ricerca del ferro da parte dell’avversario in una sua azione d’offesa. Dal trattato Pignotti-Pessina la cavazione in tempo è «la cavazione eseguita in contrapposizione all’inizio di un’azione avversaria tendente a deviare il ferro dalla linea

VI.3 Appuntata[3]

È un arresto tirato sulla risposta composta dell’avversario, tenderemo quindi ad assimilarlo all’arresto. Dal trattato Pignotti-Pessina l’appuntata si esegue «contro coloro che abitualmente, dopo aver parato una qualsiasi azione d’attacco, rispondono di finta».

 

VI.4 Imbroccata

Si esegue in contrapposizione al filo di quarta che termina al fianco o alla fianconata di seconda. E’ un’azione da eseguirsi portando il colpo e contemporaneamente guadagnando i gradi. Non troviamo chiara la definizione del Pignotti-Pessina che la descrive in questo modo: «Questa uscita in tempo si applica contro le azioni di filo terminanti al fianco e cioè: contro la fianconata esterna (filo di quarta), tanto se eseguita di attacco quanto di risposta, e contro la fianconata di seconda, eseguita di attacco. Nello stesso momento che l’avversario compie una delle suddette azioni, mantenendo il pugno di quarta o girandolo in seconda posizione e guadagnando i gradi della lama avversaria opponendo il proprio forte al suo debole, si vibra, direttamente dalla guardia, il colpo sulla stessa linea del fianco con opposizione del pugno a destra.»

VI.5 Inquartata

Si esegue sul colpo tirato dall’avversario al bersaglio interno, tirando il colpo con un’opposizione interna e contemporaneamente sottraendo il bersaglio con uno spostamento laterale del piede posteriore e un conseguente spostamento dell’asse delle spalle.

 

VI.6 Passata sotto

È quel colpo opposto all’azione d’offesa dell’avversario tendente a colpire il bersaglio alto o esterno, che si esegue tirando il colpo e contemporaneamente sottraendo il bersaglio abbassandosi. Il trattato prevede l’esecuzione di tale azione effettuando una sorta di affondo all’indietro abbassandosi il più possibile per ridurre il bersaglio; riteniamo ormai di uso più frequente una vera e propria “accucciata” a questo scopo. Anche qui, come nell’inquartata, c’è una sottrazione di bersaglio.

Fig. 2 Passata sotto

 

VI.7 Contrazione

È un colpo tirato sul finale di qualsiasi azione di offesa dell’avversario, con la giusta opposizione di pugno.

 

VI.8 Tempo al braccio

È quel colpo al braccio che viene tirato (nella sciabola sia di taglio che di punta) in una qualsiasi fase dell’attacco avversario. È consuetudine utilizzare quest’uscita in tempo in contrapposizione ad attacchi composti. Di spada è spesso chiamato arresto.

Fig. 3 Tempo al braccio


VI.9 Prima e Seconda Intenzione

E’ da considerarsi di prima intenzione il colpo portato con grande determinazione allo scopo di colpire direttamente l’avversario, anche eludendo eventuali difese. Al contrario, nella seconda intenzione, si considera tutto ciò che è fatto allo scopo di provocare una reazione dell’avversario a cui contrapporre la contraria, come riportato nella parte iniziale della definizione del trattato Pignotti-Pessina che la descrive come l’azione che viene «eseguita non già col proposito di cui sopra, ma con quello di favorire le intuite tendenze difensive o controffensive dell’avversario per applicare a queste le azioni contrarie ritenute più adatte». Questa definizione continua però limitando la seconda intenzione alla controparata e risposta in contrapposizione alla parata e risposta abituale dell’avversario, che però, secondo noi, non considera tutte le possibili alternative del tirare di seconda intenzione. Nonostante negli ultimi anni si sia preferita questa definizione, preferiamo considerare solo la parte prima citata che rende maggiormente l’idea delle vaste possibilità del tirare di seconda intenzione, dato che ormai la maggior parte delle azioni di scherma sono da considerarsi tali.

 

 

VI.10 Controtempo

Il controtempo è la parata e risposta o l’ulteriore uscita in tempo sull’uscita in tempo dell’avversario. Questo può essere eseguito di seconda intenzione, oppure di reazione.

Il controtempo di seconda intenzione si avrà quando si provocherà volontariamente l’uscita in tempo avversaria, per poi eseguire la parata e risposta oppure l’ulteriore uscita in tempo. Quando il nostro controtempo è eseguito in contrapposizione ad un’uscita in tempo non provocata intenzionalmente, potremo parlare di controtempo di reazione. L’elusione del controtempo è chiamata finta in tempo.